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Legnano Roma Olimpiade, l’ultima regina iridata “Verde ramarro”

Presentata all’EICMA 1957, la Legnano Roma Olimpiade segna un’era importante del ciclismo italiano grazie ad Ercole Baldini, sulle orme dei Giochi 1956.

Legnano Roma Olimpiade

L’Italia si è sempre distinta nel mondo per essere stata una fucina di talenti del ciclismo che ha sfornato grandi campioni internazionali, ma soprattutto in quest’ambito è ricordata anche per le sue biciclette ed i gruppi dedicati (pensiamo solo alla gloriosa Campagnolo), monopolizzando per diversi decenni il settore mondiale. Spiccano allora anche gli aneddoti della Legnano “Roma Olimpiade”, bicicletta parte dell’ultima era vincente del marchio lombardo e che ha scritto pagine di storia. Mondiali, Giri d’Italia, Tour de France e grandi Classiche del ciclismo sono solo alcuni dei traguardi raggiunti dalla Legnano, soprattutto grazie a campioni leggendari. Un racconto nato in collaborazione con Italian Bikes Heritage (IBH) dell’amico Francesco Dal Sasso, curatore del processo di restauro. Storia, progetto e tecnica della Roma Olimpiade sono parte di un ciclismo romantico, descritte seguendo varie tappe che hanno reso unica questa bicicletta.

Una squadra vincente

Nel 1907 a Legnano, cittadina alle porte di Milano, nasce la “Wolsit Officine Legnanesi” grazie a Franco Tosi, industriale che acquista il brevetto inglese per produrre in Italia le biciclette Wolseley sotto marchio “Wolsit”, che da subito entrerà in affari con Emilio Bozzi, già produttore delle biciclette Perla. Negli anni successivi, Bozzi, divenuto unico proprietario, crea il Marchio “Legnano” e contestualmente fonda una una delle squadre ciclistiche più vittoriose di sempre, sciolta poi nel 1966 con l’ultima partecipazione al Giro d’Italia. Il logo, scelto sin dagli anni ’20 e mantenuto nel tempo, è l’immagine di Alberto da Giussano, simbolo della città di Legnano. La squadra ufficiale inizialmente è caratterizzata da una maglia grigio – rossa, successivamente mutata in verde – rossa su volere di Emilio Bozzi. Il team attira diversi ciclisti dal calibro internazionale, proprio per volontà del patron che credeva fortemente nelle corse. Tra i grandi nomi scelti dalla Legnano, allora, spiccano Giovanni Brunero, Eberardo Pavesi, Alfredo Binda, Gino Bartali, Fausto Coppi, Ercole Baldini ed Imerio Massignan.

Alberto da Giussano, simbolo della Legnano.

Pavesi, in particolare, sarà successivamente Direttore Sportivo della mitica Legnano – Pirelli dal 1922 al 1966, rendendola squadra più titolata d’Italia. Le bici inizialmente sono verniciate di un blu scuro, definito “blu Legnano“, che lascia poi spazio negli anni Trenta al “Verde ramarro“, abbinato al colore delle maglie. Questa tonalità accompagnerà tutti i maggiori successi e gare della squadra tra il 1934 ed il 1966. Proprio alla base di molte di quelle vittorie c’è la bicicletta denominata “Roma”, presentata nel 1934 per volere di Emilio Bozzi dopo i Mondiali di ciclismo tenutisi nella capitale due anni prima. Da qui nasce un mezzo che porterà il costruttore lombardo alle più grandi vette toccate, conquistando complessivamente 6 Campionati del Mondo su strada, 2 Tour de France, 16 Giri d’Italia, 14 Campionati Italiani e 10 Milano – Sanremo. Con l’arrivo degli anni ’50, però, si apre l’ultima parentesi vincente della Legnano – Pirelli.

L’avvento della Legnano Roma Olimpiade e la nostra bici

Il capitolo conclusivo della squadra lombarda comprende l’Olimpiade 1956, vinta a Melbourne da un dilettante Ercole Baldini. Il “Treno di Forlì” otterrà in seguito il Titolo Italiano 1957 che precederà la stagione trionfale 1958 del Mondiale su strada a Reims insieme al Giro d’Italia. Proprio dopo la vittoria del 1956 la bicicletta venne ribattezzata Roma Olimpiade, tributo ai Giochi citati. Purtroppo, dopo queste affermazioni incredibili, dal 1959 si ha un lento e progressivo declino che si concluderà nel 1966 con l’ultima partecipazione al Giro d’Italia, salvo ancora qualche acuto di Massignan. Il principale motivo di questo tramonto è attribuibile all’avvento degli sponsor che Legnano non voleva avere sulle proprie maglie, ad eccezione del partner tecnico ufficiale Pirelli. A partire da questa storia sportiva avvincente, giungiamo ora alla bici protagonista, ricostruita da un telaio molto vissuto ma ancora sano, trovato dall’amico Francesco Dal Sasso in Provincia di Brescia nel gennaio 2024.

Il “progetto Roma Olimpiade” deriva da questo ritrovamento, iniziato con pulizia ed ispezione del telaio stesso, ponendo particolare attenzione alle geometrie ed all’usura del materiale. L’approccio al restauro è stato fin da subito conservativo, senza stravolgere le condizioni originali. Ciò è dovuto anche alla difficoltà di riprodurre fedelmente la livrea del tempo, così come il colore: la sua tonalità, infatti, non è replicabile, in quanto la tecnica di verniciatura era esclusiva della Legnano. Il processo era caratterizzato da un fondo verde acqua, seguito da uno strato di vernice metallizzata ed infine completato con il trasparente “Verde ramarro“. Gli unici lavori svolti sul telaio spoglio sono stati pulitura e lucidatura accurate, conservando le decalcomanie ad acqua originali e ripristinando le poche ormai scomparse. Tra queste sono state riprodotte scrupolosamente la pergamena iridata e l’adesivo indicante il gruppo Campagnolo Record con cui la bici è equipaggiata.

I lavori svolti

Abbiamo detto che la ricostruzione della Legnano Roma Olimpiade in oggetto è partita da un telaio, recante il numero FF766 che indica l’anno di produzione 1963. Il materiale è acciaio con tubi Falck extra leggeri e congiunzioni a colata in sabbia Emilio Bozzi. Dal telaio si è proseguiti con la revisione totale del gruppo Campagnolo Record. Nel dettaglio, si è partiti dalla guarnitura, trattata e rimuovendo graffi e solchi profondi e poi lucidata attentamente con pasta specifica. Passando ai pedali, si sono revisionati sfere e perno centrale, prima di montare movimento centrale e serie sterzo. Il cambio posteriore è stato anch’esso completamente esaminato, pulendo ed ingrassando pulegge e tensionatore, esattamente come per il deragliatore anteriore. Stesso procedimento per quanto riguarda i mozzi a flangia alta Record con i relativi sganci rapidi, lavoro che ha preceduto il montaggio dei manettini. Questi ultimi sono correlati a rari cappucci protettivi in gomma Campagnolo.

Dai manettini, il restauro è proseguito con la lucidatura del tubo sella Campagnolo Record di diametro 27 mm, terminato con il montaggio di una sella Brooks Professional B17, ripristinandola e trattandola con specifico grasso per cuoio. A seguire, le pinze freno sono state anch’esse revisionate e lucidate, rimuovendo graffi ed impurità. Un’altra chicca dalla Legnano Roma Olimpiade in questione sono i paramani nuovi color para, marca Universal, con annessi tappini neri regolatori di tensione cavo. A questo, si aggiungono le guaine nuove color verde Legnano. La fase finale del restauro ha riguardato il manubrio, assemblato con piega e pipa 3TTT e decorato dal nastro in cotone rosso. Italian Bikes Heritage ha proseguito con il montaggio dei tubolari nuovi Vittoria Rally da 21″, accoppiati a cerchi Nisi con raggi e mozzi Record.

Legnano Roma Olimpiade: la presentazione al Motovelodromo di Torino

Il restauro della bicicletta protagonista è durato diversi mesi, sempre lavorando attentamente su dettagli e componenti, al fine di valorizzare al meglio il mezzo. Come specificato, infatti, si è voluta mantenere l’identità originale della nostra Legnano Roma Olimpiade, lasciando visibili i segni del tempo, per certi versi affascinanti. Il telaio, in particolare, racconta la storia della bici, ricalcandone il passato glorioso del marchio italiano. Legnano era un costruttore che teneva fortemente alle competizioni, ambito che permette sia di incentivare il marchio stesso sia di ampliare le conoscenze tecnologiche. Già, proprio le gare sono state fulcro della Legnano, grazie ai successi descritti prima. Per questo motivo, Italian Bikes Heritage ed Azeta Motori hanno voluto presentare il frutto del restauro all’interno di un luogo adatto. La scelta è ricaduta sul Motovelodromo “Fausto Coppi” di Torino, recentemente rivalorizzato e cornice giusta per un mezzo simile.

La nostra Legnano Roma Olimpiade, così, è stata portata in Corso Casale in una calda giornata di luglio, con la rinnovata parabolica a fare da sfondo. Un ringraziamento va allora proprio al Motovelodromo che ci ha concesso di accedere alla pista, apprezzandone la storia che si percepisce. La Roma Olimpiade era una delle bici più ambite all’epoca in ambito sportivo, insieme alla Bianchi Campione del Mondo ed alla Colnago Freccia. Insomma, era (ed è tutt’ora) un pezzo incredibile che non poteva non essere raccontato, soprattutto dopo un lavoro ricercato e dettagliato. Ribadendo, soltanto alcuni adesivi sono stati riprodotti fedelmente, con lo scopo di lasciare il fascino giunto fino ad oggi. Il restauro della Legnano Roma Olimpiade, dunque, ha consentito di conoscere vicende e curiosità di una leggenda del ciclismo mondiale.

Le variazioni e le componenti aggiunte successivamente

La Legnano Roma Olimpiade del nostro racconto ha subito alcune migliorie dopo la presentazione al Motovelodromo. Un esempio è il raro optional dell’epoca che corridori come Coppi e Bartali usavano durante gli allenamenti invernali: parafanghi in alluminio in tre pezzi color verde ramarro con profili rossi. Questa chicca risalta il valore e l’unicità di questo splendido conservato. Un altro elemento aggiuntivo molto interessante è la pompa Silca Impero verde ramarro marchiata Legnano. L’alternativa, che sostituisce la precedente Silca Impero rossa, ora è abbinata quindi alle sfumature della bicicletta, completando un restauro ancor più dettagliato. Nella presentazione al Motovelodromo, poi, era montata una Brooks Professional, mentre in seguito è stata inserita una Brooks B-17 Campagnolo Model, rispettando fedelmente il catalogo Legnano dell’epoca. Il progetto della nostra Legnano Roma Olimpiade è proseguito anche nei mesi successivi alla presentazione quindi, rivelandosi un progetto davvero unico.

Legnano Roma Olimpiade: scheda tecnica dettagliata

  • telaio in tubi Falck extra leggeri, congiunzioni a colata in sabbia Emilio Bozzi
  • gruppo completo Campagnolo Record
  • cambio posteriore Record prima generazione, in bronzo cromato con pulegge in metallo
  • deragliatore anteriore Record “gamba lunga”
  • guarnitura Record girobulloni 151, doppia corona 52 – 44 denti
  • ruota libera a 5 velocità Regina Extra 14 – 25 denti
  • ruote con cerchio per palmer marca Nisi Moncalieri e mozzi Record flangia alta siglati Legnano
  • reggisella Campagnolo Record diametro 27 mm
  • pedali e serie sterzo Record
  • sottogruppo frenante con pinze a tiraggio centrale Universal 61; leve freno Universal 51/61
  • manubrio e pipa 3TTT (Tecno Tubo Torino) Grand Prix Special prima serie; nastro rosso in cotone con capsule Gaslo marchiate Legnano
  • sella Brooks B17 Campagnolo Model
  • tubolari Vittoria Rally da 21″
  • pompa Silca Impero rossa/alternativa verde ramarro marchiata Legnano; porta pompa ed attacco pompa Campagnolo
  • fascette e passacavi Campagnolo
  • parafanghi (opzionali) in alluminio verniciati “Verde ramarro” e strappachiodi (accessorio molto in voga negli anni ’40 – ’50)
Legnano Roma Olimpiade

[Autori articolo: Alessio Zanforlin e Francesco Dal Sasso;
Curatore restauro: Francesco Dal Sasso]

Ringraziamenti e note

Si ringraziano il Motovelodromo “Fausto Coppi” di Torino per la possibilità e Marco Gios.

Fonti informazioni verificate:

  • Cataloghi ufficiali Legnano di proprietà Francesco Dal Sasso
  • Motovelodromo “Fausto Coppi” di Torino: motovelodromo.to.it

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