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“Ayrton Senna Forever”, la mostra dedicata al campione brasiliano

A 30 anni dalla scomparsa il MAUTO ricorda la leggenda della F1 con “Ayrton Senna Forever”, un’esposizione temporanea di pezzi unici.

Ayrton Senna Forever

Il Museo dell’Automobile di Torino ha voluto omaggiare Ayrton Senna in occasione del trentennale dalla perdita del pilota brasiliano, avvenuta il 1° maggio 1994. La mostra “Ayrton Senna Forever”, inaugurata il 23 aprile e conclusa il 3 novembre proprio in concomitanza con il GP del Brasile, ha ripercorso le tappe principali per la carriera e la vita di Ayrton. Dalle monoposto F1 a caschi ed indumenti vari, passando per accessori ed oggetti identificativi di Senna, senza dimenticare l’uomo oltre il pilota. Un’esposizione che ha coinvolto diversi collezionisti e realtà, fra cui la Fondazione Ayrton Senna portata ora avanti dalla famiglia. Un viaggio alla scoperta di un fenomeno senza tempo, capace di appassionare diverse generazioni ancora oggi, grazie ad un talento straordinario e rivalità storiche. Azeta Motori ha visitato la mostra, raccontandone le diverse sfaccettature.

Il casco giallo ed il Mondiale kart mai vinto

Il percorso espositivo della mostra “Ayrton Senna Forever” è stato organizzato in uno spazio al piano terra del Museo dell’Automobile di Torino, già noto a molti per altre esposizioni temporanee. Qualcuno ricorda ad esempio che tra il 2022 ed il 2023 si era tenuta “The Golden Age of Rally“, rassegna dedicata all'”era d’oro dei Rally“. Nel 2024, invece, si è voluto omaggiare uno dei più grandi piloti della Formula Uno, scomparso in un incidente durante il GP si San Marino 1994, ad Imola. 30 anni dopo sono state diverse le iniziative dedicate ad Ayrton, dunque il MAUTO non è voluto mancare. Come accennato, la mostra ricalca alcuni momenti importanti della carriera di Senna, ovviamente iniziando dai kart. Nato il 21 marzo 1960 a San Paolo, Ayrton muove i primi passi sui kart negli anni ’70, quando poi verrà convocato nella Nazionale brasiliana.

La bacheca dei caschi in mostra racconta proprio quei periodi ed il passaggio dal casco bianco a quello giallo, tributo appunto alla Nazionale brasiliana, che lo accompagnerà per tutto l’arco della carriera. Il percorso espositivo prosegue con due kart, del 1978 e del 1982. Il primo rappresenta l’approdo di Ayrton dal Brasile all’Europa, in Italia precisamente grazie al team DAP, acronimo di “Di Angelo Parilla”. Senna correrà diversi anni il Mondiale kart, senza mai vincerlo incredibilmente e provandoci per l’ultima volta nell’82, quando è impegnato parallelamente sulle monoposto Formula. Gli anni sui kart porteranno comunque Ayrton a sviluppare una grande sensibilità sul bagnato, caratteristica che si esalterà in F1 diventando “il mago della pioggia“. Le ultime stagioni nel Mondiale kart coincidono con il debutto sulle monoposto Van Diemen RF81-Ford (1981) 1600 cc e RF82-Ford (1982) 2000 cc, aventi entrambe propulsore dell’Ovale Blu ma con cilindrate e potenze differenti.

“Ayrton Senna Forever”, il nome “Senna” ed il debutto in F1

Tra gli anni ’70 e gli ’80 il ragazzo brasiliano vive momenti chiave per il seguito della propria carriera sportiva, ma il debutto nelle Formule segna anche un cambiamento particolare. Il cognome ufficiale di Ayrton, infatti, era “da Silva”, molto diffuso in Brasile, per questo motivo verrà adottato il cognome della madre Sena, di origine italiana. Sena diventerà Senna, nome “più brasiliano”, e dal 1982 Ayrton si definirà così, come mostra la Van Diemen RF82-Ford. Il percorso sportivo netto del ragazzo, invece, si concretizza nel cambio annuale di categoria, passando alla F3 Britannica nel 1983. In quell’anno Ayrton brillerà, attirando l’attenzione di alcuni team F1, fra cui Toleman, Brabham, Williams e McLaren. Queste ultime due propongono addirittura già un contratto direttamente per la F1, ma Ayrton preferisce soltanto provare la Williams in un test. Il talento brasiliano alla fine sceglierà la Toleman, secondo lui ottima per fare esperienza.

Ayrton intanto vincerà la F3 inglese grazie a 12 successi su 20 gare, insieme a numerosi podi, a bordo della Ralt RT3 motorizzata Toyota. Nel 1984, così, Senna approda in F1 con la Toleman, guidando la monoposto 1983 per le gare iniziali, prima che subentrasse la vettura ufficiale 1984. Al MAUTO è stata esposta proprio quest’ultima, con la quale Ayrton ha corso il GP di Dallas, ma per tutti la Toleman è sinonimo di Montecarlo. Al Gran Premio 1984, infatti, il ragazzo si esalta sul bagnato, risalendo dalla 13esima posizione in griglia fino al 1° posto. La gara, conclusa al giro 31 per un incidente, vedrà Senna 2°, in quanto il regolamento riteneva valevole la classifica del giro 30, quando Ayrton era alle spalle della McLaren di Alain Prost. Da quel giorno inizierà la grande rivalità diventata storica, ma allo stesso tempo Ayrton mostra quanto vale, guidando un’auto poco competitiva.

La Lotus, la McLaren ed il V12 Lamborghini

La stagione 1984 vede Ayrton correre per squadra di Ted Toleman come detto, ma alla porta bussa la Lotus, molto apprezzata e competitiva al tempo. Nella fase finale della stagione, Senna firma il contratto con il team inglese: Ted lo scopre ed appieda Ayrton per una gara, il GP di Monza 1984. Terminata regolarmente la stagione con la Toleman, Senna passa quindi alla Lotus, scelta che si rivelerà corretta. Nell’85, infatti, il pilota brasiliano ottiene la sua prima vittoria ufficiale in F1, nel GP del Portogallo all’Estoril, sotto il diluvio universale. Al MAUTO era esposta proprio la Lotus 97T2- Renault “John Player Special” con cui Ayrton vinse in Portogallo, primeggiando anche nei GP di San Marino (Imola) e Belgio (Spa). La vettura monta un propulsore V6 Turbo Renault-Gordini, oltre ad adottare un’aerodinamica accentuata grazie a deragliatori di flusso ed appendici varie.

Lotus difatti, insieme a Ferrari, è stata una delle prime ad apportare notevoli studi aerodinamici in F1, ma anche tecnici. L’esempio concreto è la 99T4 Camel, monoposto Lotus Honda del 1987 che per la prima volta monta le sospensioni attive. In quell’anno Ayrton vincerà i GP di Montecarlo e Detroit, prima di passare alla McLaren nel 1988, quando otterrà il suo primo Titolo Mondiale. I successi si uniscono alla rivalità con Alain Prost, culminata con gli scontri di Suzuka 1989 e 1990. Ayrton ed il team, però, tra il ’92 ed il ’93 non sono soddisfatti delle prestazioni riguardanti i motori Honda prima e Ford dopo, dunque valutano anche il V12 Lamborghini. Il motore aspirato progettato da Mauro Forghieri è provato in due test con ottimi risultati, ma alla fine la McLaren opterà per i propulsori Peugeot. Senna, non contento, lascerà il team inglese per approdare alla Williams.

Il passaggio alla Williams descritto in “Ayrton Senna Forever”

Le prestazioni della McLaren non all’altezza delle aspettative ed il rapporto complicato con Prost portano Ayrton a valutare altre possibilità. Il clima che si respirava tra il ’90 ed il ’93 è raccontato in “Ayrton Senna Forever” tramite la McLaren MP4/7-Honda del 1992, con la quale il pilota vinse il GP d’Ungheria. In questa situazione di incertezza subentra anche la figura di Cesare Fiorio che propone ad Ayrton un contratto con la Ferrari. L’accordo è deciso: Senna sarebbe dovuto approdare a Maranello verosimilmente nel 1991, ma non accadrà mai. A causa di varie vicissitudini in Ferrari e nel paddock, Ayrton dovrà rinunciare alla Rossa, dunque l’unica scelta era la Williams. Nel gennaio 1994 Senna effettua i primi giri sulla FW16-Renault, progettata da Adrian Newey ma con la quale il brasiliano non trova mai ottime sensazioni. Il pessimo rapporto con la monoposto si esplicita nei due ritiri di inizio stagione.

Il terzo appuntamento è il Gran Premio di San Marino, ad Imola, uno dei fine settimana peggiori per la storia dell’automobilismo, a causa dei gravi incidenti avvenuti dal venerdì alla domenica. Già dalle prove libere Barrichello rischia la vita, mentre il sabato Roland Ratzenberger è vittima di un impatto fatale alla Curva Villeneuve. Senna quindi non vuole correre, ma la gara si disputa ugualmente ancora segnata da tragedie, una delle quali coinvolge proprio Ayrton. Alla Curva Tamburello si rompe il piantone dello sterzo della Williams #2, terminando la corsa e la vita di Senna. Il dramma è stato descritto al Museo sia mediante la FW16, sia con le diverse riviste che suscitarono dubbi sulle vere cause dell’incidente e della morte. Senna venne poi sostituito da Damon Hill che si giocherà il Mondiale con Schumi fino all’ultima gara, vinto dal tedesco della Benetton. La Williams, invece, ottiene il Mondiale Costruttori.

“Ayrton Senna Forever”, l’uomo oltre il pilota

La mostra temporanea dedicata alla leggenda brasiliana ha voluto anche ripercorrere alcuni momenti che raccontano quanto Senna non fosse soltanto un pilota F1. Una delle chicche in esposizione, ad esempio, era la 190E 2.3-16, con la quale Ayrton corse la gara organizzata da Mercedes al Nurburgring nel 1984. La Casa di Stoccarda, infatti, nell’83 aveva presentato la 190E di serie, da 2000 cc, ma per renderla più impattante commercialmente organizza un evento particolare. Il 12 maggio ’84 sul tracciato GP del Nurburgring, Mercedes invita i 20 migliori piloti al mondo per darsi battaglia a bordo della versione potenziata del modello, da 2300 cc e 185 cv, preparata per la pista. Le auto variano soltanto nella colorazione: 10 argento-fumo e 10 blu-nero metallizzato. Tra i nomi presenti spiccano Fangio, Rosberg, Jones, Prost, Lauda e Senna.

Proprio l’austriaco ed il brasiliano saranno i maggiori protagonisti, ingaggiandosi fino all’ultima curva, quando Ayrton sopravanza Niki con una manovra incredibile, vincendo la corsa. Tornando alla mostra, come si sa Senna era anche appassionato di Ducati. Al Museo era presente una 916 Senna 2° serie del 1997, la numero 245 delle 300 prodotte per ciascuna delle tre serie. Nel 2024 il binomio Senna-Ducati è rinato grazie alla Monster tributo ad Ayrton, in soli 341 esemplari (quella al MAUTO era la XXX/341): 3 come i Titoli vinti in F1, 41 come le vittorie ottenute. E poi le tute che raccontano la storia di Ayrton dai kart a tutti i team F1, insieme ad accessori vari, fra cui gli orologi Tag Heuer. Nel periodo finale della mostra, infatti, è stata allestita un’area dedicata ai cronografi svizzeri correlati ad Ayrton.

Le iniziative correlate alla mostra

“Ayrton Senna Forever” è stata anche un modo per condividere la F1. Durante i mesi della rassegna, ad esempio, era possibile assistere ai Gran Premi all’interno del Museo, talvolta con il commento di ospiti particolari. Tra questi, Davide Valsecchi e Dindo Capello sono stati i commentatori d’eccezione, oltre alla presenza di Federica Masolin per l’evento del 1° maggio. A luglio, poi, anche Matteo Bobbi ha visitato la mostra con Gianluca Tramonti di Halmo Automobilia, comproprietario della MP4/4-Honda show car 1988 insieme a Matteo Macchiavelli. Tra gli oggetti esposti da quest’ultimo vi erano diverse tute e caschi, in aggiunta ai pezzi di altri privati. Carlo Cavicchi, curatore della mostra, infatti è riuscito a radunare accessori e mezzi di vari collezionisti internazionali, rendendo l’esposizione molto completa. “Ayrton Senna Forever”, quindi, è stata l’occasione per conoscere la vita e la carriera del pilota brasiliano, una storia che appassiona tutt’ora.

[Autori articolo: Alessio Zanforlin]

Ringraziamenti e note

Si ringrazia il Museo dell’Automobile di Torino per la possibilità e la disponibilità.

Fonti informazioni verificate:

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