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Open Garage MAUTO, un luogo magico dove vive l’automobile

Azeta Motori è entrata nell’Open Garage MAUTO, lo spazio sotterraneo del Museo dell’Automobile di Torino in cui avvengono restauri e non solo.

Open Garage MAUTO

L’Italia è famosa nel mondo per tanti motivi, uno di questo è indubbiamente la storia. L’automobile è anch’essa parte di questo grande passato del nostro Paese, grazie a creazioni uniche che molti reputano opere d’arte. Il Museo dell’Automobile di Torino, così, negli anni ha voluto creare un luogo dove tutto ciò possa essere conservato, restaurato e tramandato. L’Open Garage MAUTO, quindi, rappresenta il lavoro che si è compiuto in tal senso, al fine di continuare a raccontare la grande storia automobilistica. Lo spazio sotterraneo del Museo, inoltre, talvolta apre le porte al pubblico per visite guidate particolari, svolte principalmente dal curatore Davide Lorenzone. Azeta Motori ha avuto occasione di conoscere tutto ciò, ammirando un luogo incredibile.

Il Museo dell’Automobile, un’idea nata già nel 1932

Torino è spesso definita la “Capitale dell’auto” grazie al grande passato che ha posto il capoluogo piemontese al centro della produzione automobilistica. Ancora oggi, se pur di meno, infatti, Torino è ricordata per famosi marchi cha hanno avuto sede nella città. Proprio per questo motivo, già nel 1932 si ha l’idea di creare un Museo che raccontasse la storia dell’automobile alle generazioni future. I pionieri di questa intuizione sono Cesare Goria Gatti e Roberto Biscaretti di Ruffia, grandi e stimati appassionati. I due “visionari”, infatti, vedono nel neonato mezzo di locomozione già un futuro, se pur molti fossero scettici. Il progetto, così, venne proposto all’allora Capo del Governo, in visita a Torino in occasione dell’inaugurazione dell’autostrada Torino-Milano, momento in cui si decise che Torino fosse la città giusta per un Museo. Il 19 luglio 1933 nasce l’ente “Museo dell’Automobile” ed il mese successivo fu conferito il titolo di Nazionale.

In questo contesto, dunque, entra in scena Carlo Biscaretti, figlio di Roberto, il quale aveva il compito di occuparsi effettivamente della creazione del Museo. Carlo, nonostante la laurea in giurisprudenza, si era distinto non soltanto per la forte passione per l’auto ma anche per aver collaborato tecnicamente con grandi marchi, fra cui Itala e Lancia. La prima sede del Museo è inaugurata nel 1939, presso lo Stadio Comunale di Torino, ma i locali si rivelarono presto inadatti. Nel 1956, quindi, si scelse di spostare il Museo in Corso Unità d’Italia, sulla sponda sinistra del Po a poca distanza dal Lingotto. Il progetto, affidato all’architetto Amedeo Albertini, così, prende vita nella zona in cui è attualmente, caratterizzato da una forma curiosa e la facciata ricurva. Carlo Biscaretti, però, purtroppo non riuscirà a vedere la nuova sede completata, scomparendo nel 1959, un anno prima dell’inaugurazione.

Open Garage MAUTO, un progetto alternativo

Nel 1959, perciò, Giovanni Agnelli intitola il Museo a Biscaretti, mentre nel 2011 la sede lungo il Po è restaurata per i 150 anni dell’Unità d’Italia, giungendo all’aspetto attuale. All’interno, poi, il Museo basa il proprio percorso in ordine cronologico, iniziando dal secondo piano per poi scendere ai due inferiori. L’itinerario, quindi, racconta dalla nascita delle prime locomozioni fino alle vetture da corsa nell’ultima sala dedicata, passando per epoche rilevanti. Il tutto, poi, è reso molto interattivo mediante scenografie e ricreazioni di contesti. La ristrutturazione del 2011, così, ha donato nuova vita al Museo, creando anche un qualcosa di alternativo. Gaffino Rossi, ex Direttore, ha voluto che si inaugurasse l’Open Garage MAUTO, uno spazio dedicato appositamente a restauro e conservazione delle auto. Il luogo sotterraneo, accessibile soltanto tramite specifica richiesta, così, negli anni è diventato un punto di riferimento non solo per il Museo ma anche in generale.

Grazie alla propria particolarità, infatti, l’Open Garage MAUTO è cresciuto con il tempo, riportando in vita pezzi unici. Andando con ordine, il lavoro che si volge all’interno di quest’area si divide in diversi aspetti. Il primo di essi riguarda i restauri conservativi, ovvero preservare il più possibile il mezzo mantenendo l’aspetto originale. Un altro genere di restauro, poi, è quello completo. In questo caso, perciò, si cerca di riportare la vettura allo stato originale anche mediante analisi approfondite. Ed è proprio qui che l’Open Garage MAUTO si distingue. I curatori, infatti, procedono con studi approfonditi dei pezzi, al fine di comprendere il passato di essi. Un esempio è risalire alla tonalità originale del componente non sabbiato, dunque esaminando i diversi strati di colore applicati nel tempo. All’interno dell’Open Garage MAUTO, quindi, si ha un piccolo laboratorio.

Non solo restauri…

Passeggiando nello spazio sotterraneo si percepisce un’atmosfera diversa da quella presente nel resto del Museo. L’Open Garage MAUTO, infatti, è un luogo silenzioso e pulito oltre ad avere temperatura ed umidità abbastanza costanti. Tutto, quindi, è ideato per lavorare al meglio e con precisione, trattandosi di pezzi particolari. Come detto, le analisi effettuate nel laboratorio sono diverse ed a seconda della tipologia di restauro. Parlando con il curatore Davide Lorenzone, egli ha spiegato come sia complicato comprendere al meglio le origini di ciascun mezzo. Nel tempo, infatti, ogni auto potrebbe aver subito cambiamenti, anche con variazioni meccaniche. Un esempio di elemento non conservabile, poi, sono gli pneumatici. Essi, infatti, in caso di necessità vengono riprodotti secondo specifiche del tempo ma, ovviamente, con materiali moderni.

Abbiamo parlato di pneumatici non a caso, in quanto diverse auto del Museo sono funzionanti e talvolta accese o, addirittura, portate in manifestazioni. Per esempio, tutti conoscono la mitica Itala Pechino – Parigi, modello che nel 1907 ha percorso l’omonima tratta di oltre 16 mila chilometri. E ad oggi quel mezzo funziona ancora, risultato concreto del lavoro svolto nell’Open Garage MAUTO. Ma nell’area sottostante al Museo non si parla soltanto di restauri, come accennato. Il Centro Restauro, infatti, prevede anche la conservazione di mezzi molto particolari, non sempre esposti lungo il percorso del Museo. Inoltre, anche nell’Open Garage MAUTO vi è un itinerario pensato in ordine cronologico. Perciò, in questo spazio si ripercorre la storia della locomozione, ma in maniera diversa…

I mezzi presenti nell’Open Garage MAUTO

Il percorso, quindi, è allestito in maniera cronologia, iniziando con i primi veicoli per poi proseguire nel tempo. L’Open Garage MAUTO, inoltre, riprende lo stesso concetto anche per le raffigurazioni a muro che raccontano gli anni del Salone dell’Automobile in Italia. Andando con ordine, dunque, nello spazio sotterraneo si inizia con mezzi che descrivono gli albori dell’automobile, periodo in cui principalmente a Torino prosperavano tanti costruttori. Non solo auto torinesi o italiane però. Nell’Open Garage MAUTO, infatti, si hanno anche Isotta Fraschini, Clément – Panhard ed Opel ad esempio, simboliche per diversi motivi. Per quanto riguarda le vetture particolari, poi, c’è da sbizzarrirsi ovviamente. Questo aspetto è dovuto sia al grande riconoscimento di cui vanta il Museo, sia al lavoro svolto da Carlo Biscaretti nel passato. Proprio al fondatore del MAUTO, infatti, Vincenzo Lancia aveva donato il primo telaio della Dilambda, oggi conservato all’Open Garage appunto.

Iconica anche l’Alfa Romeo RLS del 1926, probabilmente l’unica ad avere la carrozzeria a forma di scafo rovesciato in legno nella parte posteriore, allestita negli USA. E poi una OM 665 N5 del 1931. Vettura italiana, è una delle poche in versione berlina poiché, dopo la Seconda Guerra Mondiale, tutti le convertivano in auto da corsa, ritenute più belle. Altro veicolo interessante è indubbiamente la Lancia Trikappa con carrozzeria Solaro, una delle pochissime rimaste con questa specifica. Curiosa, poi, la Cattaneo – Trossi, una “mini auto” ideata dall’Ingegner Cattaneo per volere del Conte Trossi, nel 1934. Il progetto, così, ha dato vita ad un piccolo bolide di 230 kg, avente motore 4 cilindri 855 cc da 23 cv. In aggiunta, la “macchinina” ha un compressore volumetrico, raggiungendo la velocità massima di 110 km/h!

Auto ed anche altro…

Passando alla parte destra dell’Open Garage MAUTO, invece, si ammirano mezzi dagli anni ’40 in poi, fino ai più moderni. Con un totale di 70 – 80 posti disponibili nello spazio sotterraneo, infatti, l’Open Garage MAUTO ha una varietà di veicoli in esposizione. Oltre a diverse vetture degli anni ’40 – ’50, fra cui una Lancia Aprilia, dunque, si hanno auto americane, come la Cadillac Sixty Special del 1958, ben distinguibile dalle forme possenti. Verso la parete esterna del locale, invece, troviamo alcuni mezzi particolari, fra cui prototipi o auto comparse nei film. La prima è il modello di stile dell’Alfa Romeo 4C del 2012, proseguendo poi con la FIAT 500 Sporting del 1995 che, tra l’altro, ha corso il Rally di Montecarlo in quell’anno. In seguito sono presenti due prototipi, una della IDEA Institute e l’altro è la Simba del 2002, antenata della Panda 4×4.

Nel 1997, invece, è stata ideata l’ “Automobile prototipo” del film “Nirvana”, con Diego Abatantuono alla guida. La zona descritta, infine, termina con la LEM del 1974, ovvero il Laboratorio Elettrico Mobile alimentato a corrente. Passando a decenni più recenti, invece, nell’Open Garage MAUTO si hanno, ad esempio, una Ferrari Mondial Quattro Valvole ed una FIAT Barchetta. L’ultimo spazio del percorso, poi, è dedicato ad auto simboliche sia per il Museo sia per il Centro Restauro. Fra queste spicca la Lancia Lambda del 1928 appartenuta a Vincenzo in persona, donata dalla moglie ed il figlio Gianni in seguito alla sua morte. Infine, su una pedana si notano bici da corsa e motociclette, anch’esse curiose e che ripercorrono la storia dei rispettivi ambiti. Per quanto riguarda le biciclette, ad esempio, si hanno due mezzi in fibra di carbonio ed aerodinamici. Le moto, invece, spaziano di primi tricicli a quelle da gara.

Open Garage MAUTO, la conclusione della visita

Il pomeriggio all’interno del Centro di Restauro è terminato chiedendo a Chiara, collaboratrice di Davide Lorenzone, alcune curiosità in merito alle attività svolte. Innanzitutto Chiara è laureata nell’ambito e ha imparato il mestiere alla Reggia di Venaria, per poi adattarlo alle automobili. Nel dettaglio, come accennato, l’Open Garage MAUTO non è sinonimo soltanto di restauri ma anche di conservazione, in generale. Ad esempio, all’interno del laboratorio si stanno catalogando i tantissimi modellini donati da un collezionista scomparso tempo fa. Il Centro Restauro, quindi, si occupa anche di questi aspetti, in quanto comunque significativi per il mondo auto. La visita nell’Open Garage MAUTO, dunque, è stato un bel momento per comprendere al meglio ciò che orbita intorno ad un mondo incredibile, ovvero quello dell’automobile.

[Autore articolo: Alessio Zanforlin]

Ringraziamenti e note

Si ringraziano il Museo dell’Automobile di Torino, in particolare il Centro Documentazione, il Centro Restauro, Davide, Chiara ed Ilaria.

Fonti informazioni verificate:

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