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Museo Horacio Pagani e l’Atelier, l’invito unico per Azeta Motori

Il racconto dedicato alla visita presso la conosciuta realtà emiliana, vissuta tra il Museo Horacio Pagani, la produzione e mezzi incredibili.

Museo Horacio Pagani

Nata nel 1998, la Pagani Automobili ha saputo distinguersi negli anni grazie a modelli esclusivi, sia per la tecnica che per il design. Ispirate alle bellezze ed al genio italiano, oltre alla natura ed alle competizioni, le auto ideate da Horacio Pagani sono un riferimento per tutti. A San Cesario sul Panaro (MO), così, si creano mezzi unici al mondo. Azeta Motori ha avuto l’incredibile possibilità di visitare il Museo Horacio Pagani e l’Atelier, in cui si raccontano il passato e come nascono i modelli della Casa emiliana. Tutto è nato dal nostro approfondimento sulla Pagani Zonda R, dal quale, in seguito, è derivato l’invito. Una visita che ha concesso di comprendere al meglio la bellezza e la raffinatezza del Marchio, raccontate nel testo. Dai primi mezzi a motore pensati da Horacio alle più recenti Huayra ed Utopia, un sogno iniziato in Argentina.

Da Casilda a San Cesario sul Panaro

La storia della Pagani Automobili basa le proprie radici in Argentina, dove il 10 novembre 1955 nasce Horacio Pagani. A Casilda, dunque, il giovane appassionato inizia a documentarsi sul mondo automobilistico e non solo, iniziando ad apprendere alcune tecniche riguardanti anche altri aspetti e materiali. Un primo grande esempio è l’esperienza maturata presso la bottega di Tito Ispani, modellista navale ed aeronautico abbastanza noto in Argentina. Nella sua “plecita“, la “stanzina, inoltre, Horacio disegna e si informa sulle imprese di Juan Manuel Fangio. Il rinomato pilota che, al tempo, aveva scritto la storia con Mercedes, Maserati e Ferrari in F1 ad esempio, infatti, sarà una persona chiave per la vita di Horacio. E poi il genio di Leonardo Da Vinci, altra grande fonte di ispirazione per Horacio.

Tutto ciò, quindi, porta il giovane argentino a creare le prime opere su ruote, fra cui la minimoto ideata a 14 anni con l’amico Gustavo per divertimento. Il progetto iniziale, in realtà, era di creare un go – kart ma, in seguito, i due amici capiranno che per condividere la passione era meglio creare due motorini. Il motore scelto, perciò, è un Deem 48 cc, uguale a quello che veniva montato sulle moto italiane di quegli anni, a Legnano. I telai dei due mezzi, costruiti nell’officina di “Gustavito”, quindi, saranno molti simili, mentre i propulsori diversi. Horacio, infatti, adotta un 125 cc, invece l’amico un 48 cc. In realtà anche le moto saranno diverse: Gustavo pensa ad un modello chopper, Horacio cross. L’attenzione attirata dai due ragazzi che giravano in città con questi mezzi particolari, così, portò ad esporre le moto in una vetrina di un negozio.

Museo Horacio Pagani: la F2 e la Modena Design

Uno dei periodi più intensi per la vita di Horacio si identifica negli anni universitari. L’argentino, infatti, si trasferisce a 450 km da casa dove inizialmente frequenta l’indirizzo di Industrial Design per poi abbandonare ed intraprendere Ingegneria Meccanica. Un momento chiave, perciò, è la fondazione della Horacio Pagani Design presso il cosiddetto “Tajer“, tra il ’77 ed il ’78. La prima personale attività lavorativa, dunque, porta il giovane a creare le proprie opere per poi, nel 1979, ideare la F2 Pagani, esposta al Museo Horacio Pagani. Il progetto richiese un anno di studio e sono state stimate circa cinquemila ore di lavoro, prima che il veicolo venisse svelato città di Rosario. Nel corso della presentazione, quindi, parteciparono 300 persone tra cui impresari, tecnici ed appassionati delle corse. La vettura, così, riscosse molto interesse e dalla stampa fu definita come un’auto curata e rifinita.

Affidata al Campione del Mondo in carica Augustín Beamonte, la monoposto debutta con il numero 1 nel marzo dello stesso anno presso l’autodromo di Las Parejas. Così, questo progetto fu slancio definitivo verso i vertici dell’automobilismo. Tra il 1983 ed il 1991 Horacio lavora per Lamborghini, a Sant’Agata Bolognese. L’esperienza maturata nella Casa del Toro, in seguito sarà fondamentale per il futuro di Horacio. L’argentino, però, è il primissimo a credere fortemente nella lavorazione di materiali compositi e fibra di carbonio, tanto da portare Pagani addirittura a comprare un autoclave a proprie spese. Questa idea innovativa, perciò, si concretizza nel 1991 con la fondazione della Modena Design. Il 1998, invece, segna la nascita della Pagani Automobili a San Cesario sul Panaro, piccolo Comune nei pressi di Modena ed immerso nella Motor Valley.

Pagani Zonda, la creazione più celebre

Il 1999 è un altro momento importante per Horacio e la sua azienda. Al Salone di Ginevra di quell’anno, infatti, viene presentata la Zonda C12, modello alternativo e che attira l’attenzione di tutti. La prima creatura ufficialmente targata Pagani Automobili, dunque, basa il proprio stile ancora sull’unione tra Arte e Scienza, concetto leonardesco secondo cui i due elementi possono convivere. I tratti stilistici sensuali, ad esempio, sono basati sulle forme di una donna sinuosa, mentre l’idea della velocità si ispira alle vettura di Le Mans anni ’80 – ’90. La scelta della propulsione, invece, è un tributo a Fangio, persona che è stata fondamentale per la vita di Horacio. Il pilota argentino, infatti, come detto era molto legato a Mercedes, dunque, fin dal primo modello, Pagani adotta il V12 di Stoccarda.

Presso il Museo Horacio Pagani, la prima vettura esposta nata interamente a San Cesario sul Panaro, quindi, è la Zonda “La Nonna“. Questa particolare auto, infatti, è il prototipo avente telaio numero 2, impiegato per i test e la nascita delle future versioni di Zonda e non solo. Dal 1998, dunque, la vettura è stata base progettuale per motore e soluzioni aerodinamiche. Analizzando il modello, ad esempio, si possono notare gli specchietti retrovisori simili alla Huayra e ad altri esemplari del Marchio. Ora in pensione dopo 550.000 km percorsi, “La Nonna” ha ricevuto questo nome proprio per la lunga carriera vissuta. Dopo la C12, quindi, seguiranno versioni estreme del modello, come la Zonda R e la Cinque, quest’ultima la prima auto di serie ad adottare il telaio in carbo -titanio.

L’evoluzione della Zonda al Museo Horacio Pagani

Il grande successo ed attenzione riscossi con la Zonda C12, portano Pagani a valutare una nuova versione già l’anno seguente, più evoluto. Così, ancora una volta al Salone di Ginevra, nel 2000 viene presentata la Zonda S, più potente dell’antecedete grazie al propulsore 7 litri. Le migliorie tecniche, poi, aumentano il prestigio del modello e dell’azienda. Con la Zonda S, infatti, Horacio vuole anche mostrare quanto il suo sogno sia concreto e non soltanto un “meteora” tra i costruttori di vetture estreme. Così, l’argentino promuove fortemente la propria attività, mostrando a fornitori e non solo la possibilità di creare una vera e propria produzione di vetture uniche. In seguito, nel 2003 nasce la Zonda Roadster, mentre nel 2005 si ha il grande tributo a Fangio. Pagani, infatti, non dimentica il passato, perciò il pilota argentino è omaggiato della versione Zonda F, lettera iniziale del suo cognome.

La versione tributo è ancora una volta il concentrato di tecnologia ed arte che da sempre contraddistinguono il Marchio emiliano. Pagani, inoltre, esalta la manodopera, l’artigianalità e la passione con cui uomini e collaboratori esterni si dedicano al progetto. I materiali che contraddistinguono la Zonda F, quindi, sono fibra di carbonio, titanio, cromo-molibdeno, leghe di alluminio, avional e pelli ricercate. Horacio, così, incarna a pieno una delle celebri frasi di Fangio: “La vita è una serie di gare. Alla fine di ciascuna è bene guardare indietro e riconoscere l’appoggio di quelli che ti hanno aiutato lungo la strada, perché si può vincere solo grazie a un buon team.” Questa filosofia, successivamente, marcherà anche i modelli seguenti, alcuni dei quali unici per unità prodotte. Nel 2006, ad esempio, debutta la Zonda F Roadster.

Zonda R e Zonda Cinque, l’estremo

Come accennato prima, le versioni più al limite della Zonda si hanno quando Pagani, nel 2006, inizia a progettare una vettura derivata dalla F ma soltanto per uso in pista. Nasce così la Zonda R, biposto del 2009 che unisce il concentrato estremo delle corse insieme ad alcuni dettagli da “galleria d’arte. Un esempio di questa sinergia è la fibra di carbonio a vista che si unisce a finiture tipiche Pagani. L’auto, però, è nuova sotto molti punti di vista, fra cui l’innovativo telaio in carbo – titanio,  le barre anti sfondamento, i bulloni in ergal e titanio, i sedili omologati FIA e conformi allo standard HANS, l’impianto di estinzione. E poi il cambio robotizzato XTRAC, con velocità di innesto di 20 ms.

Pagani, però, è nata per produrre auto estreme ma stradali, dunque nello stesso anno debutta anche la Zonda Cinque, vettura di serie in soli 5 esemplari appunto. Ancora una volta il Salone di Ginevra è il palcoscenico giusto per esporre al mondo l’auto di serie più incredibile del Marchio, avente carico aerodinamico di 750 kg a 300 km/h. Questo è dato ovviamente da un’efficienza maggiore, grazie ad esempio ad un nuovo spoiler anteriore, l’alettone posteriore regolabile di nuovo disegno, fondo piatto e scivoli posteriori modificati. La Zonda Cinque, derivante per molte componenti dalla R, rappresenta inoltre la prima vettura stradale ad avere la struttura centrale monoscocca in carbonio-titanio. Nel 2010, poi, seguirà la versione Roadster della Zonda Cinque, anch’essa in tiratura limitata a 5 unità.

Anche la Zonda HP Revo Barchetta al Museo Horacio Pagani

Prima di concludere il tour con la Huayra, nata nel 2011, l’attenzione è stata attirata da un modello unico al mondo, impossibile da ammirare altrove. Al Museo Horacio Pagani, infatti, è stata esposta la Zonda HP Revo Barchetta, biposto one – off del 2022 ideata da Horacio per il figlio. Nel dettaglio, la vettura deriva dalla Zonda HP Barchetta stradale ma con prestazioni a livello della Zonda Revolución. Il propulsore V12 Mercedes, dunque, è stato ritoccato per raggiungere gli 800 cv e 750 Nm di coppia, il tutto esaltato dallo scarico in titanio rivestito in ceramica. Questo elemento, infatti, accentua il suono del motore all’aumentare dei giri, creando emozione pura. Nonostante l’anima fortemente corsaiola, la cura dei dettagli è comunque maniacale, come rappresentano le componenti in alluminio anodizzato blu ricavate dal pieno. La livrea, invece, è frutto di uno studio durato due anni, con colori ispirati ad un modellino di Horacio.

Huayra ed Atelier a conclusione della visita

Terminiamo il racconto della visita presso il Museo Horacio Pagani con un altro modello iconico del Marchio modenese. La Huayra, infatti, viene alla luce nel 2011 dopo ben 8 anni di studio, sintesi delle precedenti esperienze acquisite sulla serie Zonda. Come per quest’ultima, anche la Huayra riprende il nome dalla natura. Huayra Tata, infatti, secondo antiche leggende degli Aymara, è il dio che comanda le brezze delle Ande. “Zonda“, invece, indica un forte vento invernale che soffia nelle “pampas” argentine. Lo stile della Huayra, quindi, mostra i concetti da sempre caratteristici di Pagani, ovvero sinuosità unita a sportività. La ricerca di innovative soluzioni tecniche, poi, porta alla creazione del telaio in carbotitanio. Il motore, invece, è un V12 turbo da 5980 cc, sviluppato appositamente da Mercedes per Pagani, in grado di erogare 730 cv e 1000 Nm.

La Huayra, inoltre, rappresenta anche un nuovo inizio per Pagani Automobili. Essa, infatti, è ritenibile l’erede della gloriosa Zonda, nonché modello che dà il via ad altri mezzi esclusivi. Dopo la Huayra, perciò, a San Cesario sul Panaro nascono altri modelli, fra cui Imola e Utopia, e versioni come Huayra BC, Huayra Roadster, Huayra R e Codalunga. La visita da Pagani Automobili, così, si conclude all’interno dell’Atelier, luogo in cui le vetture dei sogni vengono create con cura, da qua il nome. Lo spazio riprende la struttura che identifica la sede dell’azienda, ovvero formata da mattoni a vista insieme ad elementi in acciaio che uniscono tradizione e futuro. Il tutto, infatti, ricorda le piazze dei paesini italiani, compresi lampioni, panchine ed un vero e proprio campanile nell’Atelier. Pagani Automobili, perciò, è sinonimo di cura non solo tecnica e stilistica ma anche dei propri artigiani.

Si ringrazia Pagani Automobili, in particolare il Responsabile dell’Ufficio Stampa, per l’invito e la gentilezza.

[Autore articolo: Alessio Zanforlin]

Fonti informazioni verificate:

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