Alfa Romeo GP Tipo 158, l'”Alfetta” del primo Mondiale F1 nel 1950
La stagione inaugurale del neonato Campionato è firmata da Farina e dall’Alfa Romeo GP Tipo 158, vincente fin dall’esordio a Silverstone.

Il 3 settembre 1950 è una data incisa nelle pagine dell’automobilismo, scritta a Monza dal Biscione ed il piemontese Giuseppe “Nino” Farina. Quella domenica viene infatti assegnata la prima iride del neonato Mondiale di Formula Uno, apertosi il 13 maggio con il Gran Premio d’Inghilterra a Silverstone. Anche la gara d’apertura porta il nome di “Pinin” sull’Alfa Romeo GP Tipo 158, l'”Alfetta” che ancora oggi è ricordata per l’impresa. In quell’occasione fu infatti tripletta rossa, con Farina seguito da Fagioli ed il britannico Parnell, sbaragliando la concorrenza. Una vettura estremamente competitiva, nata a fine anni ’30 e poi nascosta durante la Seconda Guerra Mondiale, prima di rianimare gli autodromi internazionali. Azeta Motori ha raccontato la storia di questo incredibile modello, fotografando un esemplare conservato presso il Museo Alfa Romeo di Arese che ha condotto Farina ed il Biscione in quella cavalcata.
Il progetto
I gloriosi anni ’20-30′ avevano reso famoso il Biscione e il Quadrifoglio Verde, grazie alle vittorie di Tazio Nuvolari ed altri grandi piloti italiani. Anche Enzo Ferrari era passato da Milano per la “gavetta”, costruendo le basi della Scuderia Ferrari proprio nel periodo all’Alfa Romeo. Il Drake gestiva le vetture sportive del Portello e, con la conclusione del rapporto, nasce l’Alfa Corse, a Milano nel 1938. Il nuovo reparto, guidato da Gioachino Colombo ed ancora identificato nel Quadrifoglio verniciato a mano sulle vetture da gara, lavora al progetto della GP Tipo 158. A partire dal 1940 avrebbe infatti dovuto debuttare una nuova classe regina delle competizioni, dunque la squadra pensa ad una monoposto inedita. Il motore da un litro e mezzo è ad otto cilindri in linea, biblocco in lega leggera e canne in acciaio avvitate.



Il propulsore, disposto anteriore longitudinale, è sovralimentato con compressore volumetrico Roots, in grado di erogare inizialmente 195 cv. Nel 1939 la potenza è poi implementata a 225 cv, spingendo l’Alfa Romeo GP Tipo 158 alla velocità massima di 232 km/h. La vettura, ribattezzata “Alfetta“, riceve il nome “158” proprio rimandando alla tecnica: “15” per la cilindrata di 1500 cc (1479 esattamente), “8” come i cilindri. Nel progetto si pensa anche al bilanciamento dei pesi, inserendo il cambio sull’asse posteriore in blocco col differenziale. La trasmissione è dunque data da un cambio manuale a 4 marce + RM, con frizione anteriore pluridisco a secco. La distribuzione avviene invece mediante due alberi a camme in testa, comandati da ingranaggi in cascata; due valvole per cilindro. Il telaio è a longheroni tubolari a traverse in lamiere saldati, per un peso tra i 620 e i 700 kg a seconda dalla specifica.







Una catasta di legno per preservare l’Alfa Romeo GP Tipo 158
La bontà della neonata creatura lombarda si nota sin dal primo momento, quando alla Coppa Ciano del 1938 il Biscione ottiene una doppietta, ma la guerra è ormai alle porte. Il mondo si ferma, il progetto dell’Alfa Romeo GP Tipo 158 non può però andar perso. Dunque, per conservare le vetture e l’innovazione proposta, i tecnici italiani nascondono le quattro Alfette: in un allevamento di maiali nei dintorni di Milano, le monoposto vengono preservate dalle incursioni tedesche sotto una finta catasta di legna. Terminato il conflitto, le GP Tipo 158 tornano a ruggire tra il 1947 ed il 1950, con alcune migliorie. Il motore viene fornito di un doppio compressore, raggiungendo la potenza di 275 cv e picchi di 270 km/h. A ridosso del 1950 l’Alfetta beneficia di un’ulteriore modifica: 340 cavalli, per 290 km/h di velocità di punta. I freni sono a tamburo sulle quattro ruote a sospensioni indipendenti.



13 maggio 1950: Silverstone e “Pinin” Farina
Dopo la Seconda Guerra Mondiale tutti hanno voglia di spensieratezza, rivalsa e… competizioni. Nasce così nel 1950 la Formula Uno, campionato derivante dalla precedente Formula A (di fine anni ’40) e che riunisce le principali gare su pista. Alfa Romeo è pronta, con una monoposto dimostratasi già vincente. La prima gara di Formula Uno si corre il 13 maggio 1950 a Silverstone, tracciato ricavato da un ex aeroporto. Il secondo debutto dell’Alfetta è come il primo del 1938, anzi meglio: Giuseppe “Nino” Farina, detto “Pinin“, vince il primo Gran Premio di Formula 1. Il successo del piemontese è vertice di un’incredibile tripletta Alfa Romeo, grazie a Luigi Fagioli (2°) e l’inglese Reg Parnell (3°). Il trionfo prende forma già dalle qualifiche quando il Biscione monopolizza le quattro posizioni iniziali con Farina, Fagioli, Fangio e Parnell, davanti alla prima delle sei Maserati schierate, quinta.





La gara di 70 giri vede le quattro Alfette scambiarsi la testa della corsa, fino a quando Fangio è costretto al ritiro per un problema meccanico. Farina ottiene così la vittoria insieme al giro veloce in gara che, con la Pole Position, decreta il primo hat trick della storia. Alfa Romeo porta invece a casa il primo Grand Chelem assoluto, mantenendo sempre il comando con le proprie vetture in alternanza. Giuseppe, cugino dei carrozzieri torinesi Farina, vince quindi nella propria gara di debutto. “Nino” era chiamato “Pinin” dal dialetto piemontese, perché basso: il soprannome diventerà poi ufficialmente il cognome della famiglia, Pininfarina. Da quel GP inglese l’Alfa vola fino all’ultimo appuntamento di Monza, vincendo sei delle sette gare in calendario, poiché i costruttori europei disertano la 500 Miglia di Indianapolis. La corazzata italiana otterrà inoltre altri cinque successi extra campionato, rimanendo sempre imbattuta dal debutto a Silverstone.

Dall’Alfa Romeo GP Tipo 158 alla 159
Il Biscione giunge dunque a Monza con il Titolo ormai in mano, da ipotecare nel primo Gran Premio d’Italia F1 della storia, domenica 3 settembre 1950. La stagione, come detto, è incredibile. Le vittorie delle Alfette sono firmate dal trio che verrà ricordato come “le tre F“, Farina-Fangio-Fagioli, ma la carriera della GP Tipo 158 è ormai al termine. La monoposto di ultra decennale progettazione è al limite del proprio sviluppo, dunque subentra la sua erede, la GP Tipo 159. Definita anch’essa amichevolmente “Alfetta“, debutta in occasione dell’ultima gara stagionale e, come l’antecedente, è Farina a portarla subito al successo. Le qualifiche vedono Fangio in Pole Position, seguito da Ascari (Ferrari) e Farina. In gara è invece “Nino” a primeggiare, sulla Ferrari di Serafini-Ascari e l’altra Alfa di Fagioli al termine degli 80 giri previsti, mentre Fangio si ritira per noie meccaniche.



Farina diventa così il primo Campione del Mondo F1, seguito in classifica dai compagni Fangio e Fagioli a completare la tripletta iridata. L’anno successivo, il 1951, sarà poi l’argentino ad ottenere il Titolo con la GP Tipo 159. Bisogna precisare che a Monza non si ha il pensionamento totale dell’Alfetta 158, in quanto l’evoluzione è affidata soltanto a Farina e Fangio. La 159 ha come principale variazione l’ulteriore aumento della potenza erogata dal motore 8 cilindri in linea, 425 cv, spingendo la vettura ad oltre 290 km/h. Altro cambiamento rilevante è l’adozione del ponte De Dion al retrotreno. L’Alfetta 159 si dimostrò anch’essa un’ottima arma ma a fine del 1951 l’Alfa Romeo dichiara il ritiro dalle competizioni. Il vuoto lasciato dal Biscione porterà la Federazione ad annettere anche le monoposto F2 nella massima serie, a partire dal 1952.

[Autore articolo: Alessio Zanforlin]
Ringraziamenti e note
Si ringrazia il Museo Storico Alfa Romeo, in particolare Stefano Agazzi, Lorenzo Ardizio ed Alberto Staiz, per la possibilità e la disponibilità.
Fonti informazioni verificate:
- Stefano Agazzi in persona
- Museo Alfa Romeo: www.museoalfaromeo.com
- Stellantis Heritage: www.stellantisheritage.com
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