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Toyota Corolla WRC 1998, Carlos Sainz e quei 300 metri dal Titolo

I Rally degli anni ’90 hanno visto esaltare uomini e mezzi ricordati ancora oggi, come la Toyota Corolla WRC ora curata da Cristiano Fenoglio.

Toyota Corolla WRC
La protagonista del racconto.

La Toyota è una delle case automobilistiche che, da sempre, vede nei Rally possibilità di crescita, vittorie ed esperienze da trasmettere poi alla produzione stradale. L’azienda nipponica, infatti, ha scritto pagine importanti ed epiche di questo sport, sia per i piloti sia per i successi che l’hanno vista protagonista. Dagli anni ’80 al finire degli anni ’90, quindi, Toyota ha vissuto la prima gloriosa cavalcata nei Rally, per poi ritornare dopo diversi anni ancora in vetta. Fra le auto che molti ricordano ed apprezzano di quell’epoca la Toyota Corolla WRC è indubbiamente una di spicco, se pur abbia corso soltanto tre anni. Dal 1997 al 1999, infatti, la vettura ha saputo distinguersi anche grazie ad un certo Carlos Sainz, “El Matador. Il nostro approfondimento, quindi, racconta proprio la Corolla assegnata al pilota spagnolo in alcuni appuntamenti della stagione 1998, attualmente conservata dal collezionista Cristiano Fenoglio.

Il passaggio di testimone

Il debutto della Toyota Corolla WRC avviene nel 1997, quando la ormai quasi decennale Celica lascia il testimone dopo aver partecipato al Mondiale in diverse versioni. Essa, infatti, inizia la carriera agonistica nel 1988 con la tipologia ST165 prima delle successive ST185 ed ST205. La Celica segnerà un periodo d’oro per Toyota, ottenendo 4 Titoli Piloti, 3 Costruttori e 30 vittorie iridate, consacrandosi tra le vetture più vincenti. Presentata in versione stradale al Salone dell’Automobile di Tokyo nel 1970, la compatta giapponese adotta inizialmente la trazione posteriore. Questa tecnologia, infatti, era (e lo è in parte tutt’ora) la caratteristica tecnica principale dei modelli sportivi o più potenti. Toyota, infatti, con la Celica si rivolge precisamente al mercato americano, prima di ampliare la vendita a livello mondiale.

Per ottenere questo, quindi, anche la Casa nipponica si adatta alla trazione integrale nel 1985, innovazione introdotta da Audi nei primi anni ’80 con la Quattro. La svolta tecnologica, perciò, permette di iscrivere la Celica GT-Four ST165 nel Gruppo A, massima categoria del Mondiale Rally dal 1987. Prodotta in Giappone e preparata da Toyota Team Europe in Germania, il nuovo mezzo nipponico debutta nel Campionato 1988 e si aggiudica la prima vittoria nel 1989, in Australia. Così, la Celica diventa la grande rivale della Lancia Delta Integrale, contro cui il giovane Carlos Sainz si scontra. El Matador, infatti, ottiene risultati incredibili tra il 1990 ed il 1991, come la vittoria al RAC Rally di Gran Bretagna. Questo successo, dunque, è il primo di un pilota del sud Europa in una gara solitamente dominata da conduttori nordici. Proprio Sainz, quindi, dal 1998, sarà fondamentale per lo sviluppo della successiva Corolla.

L’avvento della Toyota Corolla WRC

Così si giunge al 1997, anno in cui la FIA impone un’importante variazione di regolamento che costringe tutte le case ad adattarsi. La stagione, infatti, prevede il debutto delle World Rally Cars (WRC), nuova categoria in cui si hanno al massimo 300 cv di potenza, oltre al cambiamento inerente il punteggio. Dal 1997, perciò, la FIA introduce un sistema a punti simile a quella della Formula Uno. Proprio il Circus, a proposito, è fonte di ispirazione per il primo appuntamento stagionale, l’iconico Rally di Montecarlo. In quel gennaio 1997, infatti, la Prova Speciale (PS) inaugurale si disputa sul tracciato del GP, vinta tra l’altro da una Celica. Ma tornando all’avvento della Toyota Corolla WRC, esso avviene proprio per i cambi regolamentari accennati. La trazione, quindi, permane la medesima dell’antenata Celica, mentre le differenze sono nell’origine del modello.

La Toyota Corolla WRC, infatti, è soltanto esteticamente molto simile alla vettura di serie, da cui deriva per ovvi motivi normativi, mentre la meccanica è stravolta. Tutto è conseguenza delle dimensioni più ridotte rispetto all’antenata Celica, con 4100 mm di lunghezza, 1770 di larghezza ed un’altezza intorno ai 1365 mm a seconda della configurazione. Il passo, poi, è di 2465 mentre il peso oscilla sui 1230 kg. Con queste proporzioni, quindi, viene ideato un propulsore differente per il 1997 rispetto a quello della Celica, oltre ad un’ulteriore nuova unità nel 1998. Il motore, allora, è un 4 cilindri in linea turbo, 16 valvole, posizionato anteriormente e trasversalmente, da 1972 cc. Il cambio sequenziale manuale a leva con 6 rapporti, poi, è fornito dalla britannica XTrac. Il tutto, come detto, è trasmesso sulle quattro ruote motrici, dotate di pneumatici Michelin su cerchi Toora da 18″.

La vettura nel dettaglio

Esaminando accuratamente l’estetica, la Toyota Corolla WRC presenta una linea derivante dalla serie ma con chiare modifiche al fine di competere. Ciò che spicca notando la vettura è indubbiamente un design molto semplice, dato da forme relativamente “morbide” e tonde. A differenza di altri modelli contemporanei alla Toyota Corolla WRC, infatti, il prodotto nipponico non ha “tagli” di linea netti, bensì un’incredibile armonia. Soffermandoci sull’anteriore, ad esempio, questo concetto si concretizza pienamente nei fari rotondi, appunto. Il frontale, poi, non presenta particolari elementi aerodinamici, se non una presa d’aria sul cofano motore dove vi sono anche i tipici ganci di chiusura. La zona del radiatore, invece, è suddivisa in due parti, donando carattere alla vettura.

L’idea di “rotondità” e linee fluide è mostrata anche dagli specchietti retrovisori, molto compatti e collegati direttamente alla carrozzeria. Scorrendo sulle fiancate, quindi, non vi è molto da segnalare se non le classiche sedi per i cavalletti, utili ad alzare la vettura. Al posteriore, allora, si nota il finestrino con un contorno di forma raccordata, seguendo lo stile descritto prima. Il lato B della Toyota Corolla WRC, poi, è dotato di un’ala sul lunotto, in linea con il tetto ma fissata al portellone bagagliaio. Su questo elemento aerodinamico spiccano il logo Toyota e la scritta “Corolla” come in altre zone del veicolo, fra cui il parabrezza. Il tutto, quindi, è racchiuso nella conosciuta livrea Castrol, azienda britannica di lubrificanti che dona l’abbinamento di colori bianco – rosso – verde alla vettura. Sui finestrini e sulla presa d’aria sopra l’abitacolo, infine, si notano i nomi che formano l’equipaggio, Carlos Sainz – Luis Moya.

Gli interni della Toyota Corolla WRC

Come accade per tutte le auto da gara, anche in questo caso l’abitacolo è formato dal minimo essenziale ma con dettagli interessanti. Innanzitutto gli interni presentano la classica struttura a roll bar, ovvero l’architettura utile ad irrigidire l’abitacolo e, di conseguenza, renderlo maggiormente sicuro. Riguardo gli elementi presenti, invece, si nota l’impiego abbastanza rilevante della fibra di carbonio su gusci sedili, parte del cruscotto, plancia centrale e pannelli porta interni. Andando con ordine, i sedili sono ovviamente avvolgenti, in cui spiccano i loghi Toyota e Sparco cuciti sui poggiatesta, mentre quelli di pilota e navigatore sugli schienali. Questi, inoltre, hanno due feritoie in cui passano le cinture di sicurezza. Il cruscotto, invece, è formato principalmente da plastica ma nella zona di fronte al pilota si nota la placca in carbonio. Qui, tra l’altro, è molto curioso notare come sia presente soltanto l’indicatore contagiri.

Passando alla consolle sul tunnel centrale, essa è la principale componente in cui si hanno molteplici comandi, pulsanti e levette, fra cui l’avviamento. Su questa plancia, inoltre, è molto interessante notare le diverse prese ed entrate, insieme alla struttura verticale. Questa, poi, ha un’apertura frontale per il passaggio del sistema cambio. La consolle descritta, però, non è l’unica area dedicata ai comandi. Sul cruscotto, infatti, si hanno altri elementi, fra cui una sorta di tastiera azionabile dal navigatore in diverse fasi di guida o del Rally. Il bagagliaio, infine, è anch’esso ovviamente scarno, in cui si ha la presenza di un serbatoio dell’olio ed altri strumenti utili in generale.

L’incredibile stagione 1998

Il Campionato Mondiale 1998 vede un’agguerrita cerchia di protagonisti formata da Toyota, Mitsubishi, Subaru e Ford. La Corolla WRC, debuttata l’anno precedente, quindi, è ancora affidata a Didier Auriol, pilota francese con un passato vittorioso in Lancia, insieme a Carlos Sainz. El Matador, infatti, torna in forza alla Casa giapponese proprio nel 1998. Il Campionato si apre nel Principato, come da tradizione, gara in cui Sainz trionfa ed inaugura al meglio il ritorno in Toyota. Il successo ottenuto a Montecarlo, quindi, sarà l’anticipazione di una stagione in cui Sainz sarà protagonista, grazie a piazzamenti rilevanti. Dopo l’appuntamento di gennaio, dunque, il Mondiale fa tappa in Svezia, in cui lo spagnolo di Toyota raccoglie il secondo posto alle spalle della Lancer Evo 4 di Makinen. A seguire, il Rally Safari, in Kenya, non porta grande soddisfazione a Sainz, a causa del ritiro dovuto alla rottura di una sospensione.

El Matador“, però, si rifà in altre occasioni, come i secondi piazzamenti in Portogallo, Argentina, Finlandia ed Australia, tornando alla vittoria in Nuova Zelanda. La lotta per il Titolo, quindi, vede la Toyota Corolla WRC di Sainz contro la Mitsubishi Lancer Evo 4 di Makinen, un duello che si concluderà soltanto all’ultima gara in Gran Bretagna. In quel novembre 1998, quindi, tutta l’attenzione è concentrata sui due contendenti, con grandi colpi di scena. Makinen, infatti, si ritira durante la PS6 a causa dello scivolamento su olio lasciato da un evento di contorno al Rally, ponendo fine alle sue aspirazioni iridate. Il Titolo, dunque, sembra saldamente in mano a Sainz che deve soltanto amministrare. A 300 metri dalla fine, però, la Toyota Corolla WRC del madrileno accusa la rottura del motore che costringe l’equipaggio al ritiro. Il Campionato 1998, così, verrà incredibilmente vinto da Makinen.

Toyota Corolla WRC, gli anni seguenti

Dopo la stagione 1998 che vede Toyota concludere al 2° posto nelle classifiche Piloti e Costruttori, alle spalle rispettivamente di Makinen e della Mitsubishi, si giunge al 1999. In quell’anno, però, l’esito è diverso, almeno per quanto riguarda le Marche. Toyota, infatti, primeggia sulla rivale connazionale Campione in carica, mentre nei Piloti si conferma il nome di Makinen. Il 1999 sancirà anche il ritiro della Toyota nel Mondiale, nonostante il successo ottenuto. La Casa, infatti, deciderà di concentrate le proprie energie soltanto sulla Formula 1, progetto che debutterà ufficialmente nel 2002 e si concluderà nel 2009. L’esperienza non abbastanza soddisfacente nel Circus, dunque, porterà il Marchio nipponico a rivalutare il Mondiale Rally, tornando ufficialmente nel 2017 con la Yaris WRC. La Toyota Corolla WRC del nostro racconto, quindi, negli anni continuerà a correre in altre gare e con differenti team.

Facendo un passo indietro, però, bisogna specificare che la vettura protagonista, attualmente proprietà di Cristiano Fenoglio, nel 1998 è stata guidata anche da Auriol, in Australia. Il fatto storico descritto, quindi, rende questa Toyota Corolla WRC unica, in quanto è stata guidata da entrambi i piloti ufficiali del tempo. Terminata la propria carriera nel Mondiale, dunque, la vettura in questione ha continuato a competere in diversi Rally più o meno rilevanti. Nel 2017, poi, la Toyota Corolla WRC di Sainz targata “K AM 10 60 è stata acquistata da Fenoglio come accennato, debuttando al rinomato Rally Legend. Livrea e mezzo, quindi, sono accuratamente conservati, tramandando la storia incredibile di quel Mondiale 1998. Nel dettaglio, la Corolla del racconto è stata guidata da Sainz in Svezia, Tour de Corse e Finlandia.

Si ringraziano Cristiano Fenoglio, Fabio Boggione e tutto lo staff per la possibilità.

[Autore articolo: Alessio Zanforlin]

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